Osteopatia neonatale

Quando Portare il Neonato dall'Osteopata (e Perché)

Di Dott.ssa Eleonora Pederzoli, Osteopata D.O. e Fisioterapista, con formazione post-graduate in osteopatia pediatrica e neonatale

In sintesi: il neonato può essere valutato dall'osteopata fin dalle prime settimane, con tecniche delicatissime. I motivi più frequenti sono coliche, difficoltà nel sonno, testa appiattita da un lato (plagiocefalia), preferenza a girare la testa sempre dallo stesso lato (torcicollo), rigurgito e difficoltà di suzione. L'osteopatia non sostituisce il pediatra: lo affianca. Nel dubbio, il primo riferimento resta sempre il pediatra.

Perché un neonato dovrebbe aver bisogno dell'osteopata

Il parto è, per il bambino, un evento intenso dal punto di vista meccanico. Il passaggio nel canale del parto sottopone il cranio e il rachide del neonato a forze di compressione importanti. Nella grande maggioranza dei casi il corpo del bambino si "riorganizza" da solo nei giorni successivi. In alcune situazioni, però, possono rimanere piccole tensioni funzionali (soprattutto dopo parti lunghi, molto rapidi, con ventosa o forcipe, con presentazione podalica o dopo un cesareo) che il neonato manifesta con disagi come pianto, difficoltà a stare in una certa posizione o a poppare bene da un lato.

L'osteopatia pediatrica lavora proprio su queste tensioni funzionali benigne, con l'obiettivo di aiutare il neonato a ritrovare libertà di movimento e comfort. È importante chiarire subito una cosa: parlo di disturbi funzionali, non di patologie. Qualsiasi sintomo che richieda una diagnosi medica è di competenza del pediatra, ed è a lui che ci si rivolge per primo.

I motivi più frequenti per cui i genitori portano il neonato dall'osteopata

Questi sono i quadri che vedo più spesso in studio. Per ciascuno esiste (o esisterà) un approfondimento dedicato sul blog.

  • Coliche e pianto inconsolabile la sera: il bambino piange a lungo, tira su le gambine, sembra avere la pancia tesa. L'osteopatia può contribuire a ridurre le tensioni che accompagnano questo quadro, in aggiunta ai consigli del pediatra.
  • Plagiocefalia (testa appiattita da un lato): quando la testa del neonato si appiattisce in una zona, spesso perché tende a tenerla sempre girata dallo stesso lato.
  • Torcicollo miogeno congenito: il bambino gira o inclina la testa preferendo sempre lo stesso lato. Qui il lavoro dell'osteopata si integra spesso con quello del fisioterapista e con semplici esercizi da fare a casa.
  • Difficoltà di suzione e allattamento: il neonato fatica ad attaccarsi bene, si stanca, poppa meglio da un seno che dall'altro.
  • Rigurgito e reflusso: molto comuni nei primi mesi. L'osteopatia agisce sul comfort del bambino, sempre in accordo col pediatra sui casi che richiedono valutazione medica.
  • Sonno agitato e difficoltà a rilassarsi: un bambino che sembra sempre "in tensione" e fatica a trovare pace.

A che età portare il neonato: c'è un momento giusto?

Non esiste un'età obbligata. Il neonato può essere valutato con sicurezza già nelle prime settimane di vita, perché le tecniche pediatriche sono adatte anche a bambini di pochi giorni. Molti genitori scelgono un primo controllo tra la seconda e la sesta settimana, quando i ritmi di poppate e sonno cominciano a definirsi e diventa più chiaro se qualcosa non "gira". Ma il criterio vero non è l'età: è il motivo. Se c'è un disagio specifico (un torcicollo, una testa che si appiattisce, coliche importanti) ha senso valutarlo quando lo si nota, senza aspettare una data sul calendario.

Com'è davvero una seduta di osteopatia neonatale

È la domanda che più preoccupa i genitori, e la risposta è rassicurante. Sul neonato non si fanno le manovre che si vedono sugli adulti: niente "scrocchi", niente pressioni forti. L'osteopata usa contatti leggerissimi, dell'ordine di pochi grammi di pressione, spesso mentre il bambino è in braccio alla mamma, poppa o dorme. La seduta è breve e dovrebbe essere per il neonato un'esperienza tranquilla. Prima del trattamento c'è sempre un colloquio con i genitori (com'è andata la gravidanza, il parto, come mangia e dorme il bambino) e un'osservazione attenta del piccolo.

Il vantaggio del doppio sguardo. In studio il neonato è seguito da una professionista che è osteopata D.O. e fisioterapista insieme: significa poter leggere il bambino con due competenze (quella osteopatica e quella riabilitativa) e, nei casi come il torcicollo, integrare trattamento manuale ed esercizi mirati per i genitori. È lo stesso sguardo che accompagna anche la mamma nel percorso post-partum.

Quando invece serve prima il pediatra (segnali da non sottovalutare)

L'osteopatia si occupa di disturbi funzionali benigni. Ci sono situazioni in cui il primo, e a volte unico, riferimento dev'essere il pediatra o il pronto soccorso. Rivolgiti subito al medico in presenza di: febbre, pianto inconsolabile associato a rifiuto del cibo, vomito a getto, calo di peso, scarsa reattività agli stimoli, o qualsiasi segnale che ti preoccupa. L'osteopatia si affianca al percorso medico del tuo bambino, non lo sostituisce mai.

Domande frequenti

Si può valutare il neonato già nelle prime settimane di vita: le tecniche osteopatiche pediatriche sono estremamente delicate e adatte anche a bambini di pochi giorni. Molti genitori scelgono un primo controllo tra la 2ª e la 6ª settimana, ma non esiste un'età "obbligata": conta il motivo per cui lo si porta. In ogni caso la valutazione va sempre condivisa con il pediatra.
Sì, quando è eseguita da un osteopata con formazione pediatrica specifica. Sul neonato non si fanno manipolazioni "forti" come negli adulti: si usano contatti leggerissimi. L'osteopatia non sostituisce il pediatra né le terapie mediche: è un supporto che si affianca al percorso di crescita, non un'alternativa alle cure.
Spesso bastano poche sedute (in media 2–4), perché i tessuti del neonato rispondono rapidamente. Dopo la prima valutazione l'osteopata indica se e quante sedute possono servire, in base al quadro specifico del bambino.
Febbre, pianto inconsolabile associato a scarsa alimentazione, vomito a getto, calo di peso, mancate risposte agli stimoli o qualsiasi segnale che preoccupa vanno sempre riferiti prima di tutto al pediatra. L'osteopatia interviene sui disturbi funzionali benigni, non sulle condizioni che richiedono una valutazione medica.

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Dott.ssa Eleonora Pederzoli, fisioterapista e osteopata a Roma

Scritto da

Dott.ssa Eleonora Pederzoli

Fisioterapista e Osteopata D.O. · Roma, quartiere Trieste

Oltre 20 anni di esperienza clinica. Laurea in Fisioterapia con lode all'Università La Sapienza di Roma e Diploma di Osteopatia D.O. dopo un percorso di 6 anni. Specializzata in Rieducazione Posturale Globale (metodo Souchard), osteopatia neonatale e pediatrica, riabilitazione ortopedica e neuromotoria.

Laurea in Fisioterapia (La Sapienza) Osteopata D.O. Certificazione RPG Souchard
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